press del Cts sul governo

Lo scontro al governo è molto difficile e ieri mattina è iniziata la richiesta Dario Franceschini, Ministro e delegato del Pd, di un vertice di maggioranza al quale il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte cerca di evitare fino alla fine. Grazie a un’agenda troppo fitta, il premier ha cercato fino all’ultimo di evitare di tornare intorno a un tavolo per discutere di nuove misure anti-contaminazione tre giorni dopo l’ultimo dpcm.

LE MISURE

Il problema è che i contagi aumentano in maniera esponenziale – ieri più di diecimila, anche se di ben 150mila tamponi – mentre i presidenti della regione non si muovono in un ordine particolare. Lo ha già fatto il governatore della Campania chiusura delle scuole, dagli asili alle scuole superiori, “senza preavviso Azzolina”, lo rimprovera Luigi Di Maio. Anche Conte non ha apprezzato l’incarico di De Luca, ma sfidarlo potrebbe innescare un conflitto, anche se il M5S spinge. Dopo una giornata trascorsa tra il Consiglio dell’UE a Bruxelles, i funerali in Calabria di Jole Santelli e la festa a Genova di Limes, Conte è arrivato a Roma quando il vertice a Palazzo Chigi sul Covid e la manovra era già iniziata ei capi delegazione hanno discusso le misure di un possibile nuovo dpcm. Conte interpreta le pressioni del Pd non solo come legate all’emergenza pandemica, ma anche alle richieste urgenti di verificare – oltre che di scuotersi – che dem e renziani avevano chiesto solo il giorno prima. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha poi assegnato il compito di raccogliere le ipotesi che porterebbero ad una nuova repressione e ad un nuovo dpcm. La necessità di tenere aperte le scuole – magari scacciando ancora di più gli ingressi e aumentando la formazione a distanza – è un’esigenza condivisa da tutti e non solo dal Ministro Azzolina che non vuole sentire parlare della chiusura del primo ciclo (inferiore – e scuola media)).

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LE SCUOLE

Pertanto, le scuole superiori potrebbero essere ammesse anche nel pomeriggio, mentre la scuola primaria e quella media avrebbero lezioni dalle 8 alle 11. Anche se tutta la gente era furiosa per l’ordine di De Luca, e la difesa di Zingaretti sembra più che rito che sia essenzialmente necessario, per garantire il funzionamento delle scuole, non intervenire solo sui mezzi pubblici, ma anche su altri settori che alimentano la circolazione delle persone e la diffusione del contagio senza orologio da sera, ipotesi che Palazzo Chigi ieri ha smentito che fosse indagato dall’esecutivo. Aumentare la percentuale di lavori intelligenti nella pubblica amministrazione, ma anche nel settore privato, è uno degli obiettivi della riduzione del traffico sui mezzi pubblici. Il ministro Franceschini, insieme al ministro Speranza, rappresenta l’ala di governo che rischia di chiudere. Ma il titolare della Salute è contrario all’idea di un orologio serale nazionale che possa essere adottato nelle regioni – Lombardia in testa – dove i numeri sono più drammatici.

NELLE REGIONI

Ma anche il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, preferisce scegliere un percorso diverso da quello adottato per ultimo in Italia nel luglio 1943 e preferisce chiudere alle 21 pub e ristoranti. Una decisione che Fontana attende di ufficializzare perché potrebbe interessare l’intero territorio nazionale e potrebbe portare alla chiusura, magari alle 22, non solo di pub, ristoranti e tutte le istituzioni pubbliche. Pertanto, la libertà di movimento non verrebbe annullata, ma le occasioni di incontro sarebbero notevolmente ridotte. La repressione, sollecitata dal Comitato Tecnico Scientifico, potrebbe interessare anche palestre, parrucchieri, centri estetici, teatri e teatri, ma solo nelle regioni che superano un certo numero di contagi. Misure che le amministrazioni regionali possono già adottare in autonomia e che verranno discusse oggi nel corso della riunione delle regioni statali in cui verrà affrontato anche il punto sulla terapia intensiva. Il governo, ribadisce il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, offre ancora alle Regioni tutto il supporto possibile, ma prima di arrivare a scuola e al lavoro è necessario dare risposte attivando tutta la terapia intensiva. “Dove sono finite le ventole polmonari?” – chiede Boccia – L’unica cosa che continua ad escludere Conte è una nuova esclusione generale, ma se i contagi continueranno a crescere, come è accaduto finora, sarà difficile evitare l’utilizzo dei 36 miliardi del Coltello. Oltre alla verifica fornita dal Pd.

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Ultimo aggiornamento: 00:25


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