Brindisi, la mafia della SCU: 12 arresti. Vendetta contro il pm

15 Mag, 2018, 21:47 | Autore: Alighiero Casassa
  • Brindisi, 12 arresti nella Sacra corona unita/ Pizzini dal carcere per colpire pm antimafia

I due boss getivano i traffici dal carcere con "pizzini" e un cellulare segreto.

Questa mattina, personale del Reparto di Polizia Penitenziaria di Terni ha proceduto, all'esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti detenuti, ritenuti "promotori" e "capi" di una associazione di stampo mafioso appartenenti ad una frangia della Sacra Corona Unita operante nel brindisino, nonché ad effettuare le conseguenti attività di perquisizione sia sui suddetti detenuti che ad altri ritenuti vicini agli stessi. L'inchiesta della Squadra mobile è partita da indagini svolte all'interno di un carcere di massima sicurezza in cui sono detenuti noti esponenti della Sacra corona unita brindisina: dai colloqui registrati è emersa una vera e propria chiamata a raccolta effettuata da due personaggi di spicco dell'organizzazione mafiosa finalizzata a ricostituire un gruppo criminale autonomo e a fornire direttive a complici in libertà residenti in vari comuni della provincia di Brindisi.

Brindisi, 12 arresti nella Sacra corona unita: pizzini dal carcere per colpire pm antimafia.

Una delicata e complessa attività d'indagine, denominata operazione "Oltre le mura", coordinata dalla DDA di Lecce e svolta dalla Squadra Mobile di Brindisi su impulso e con la collaborazione della Polizia Penitenziaria di Terni, ha portato all'arresto di 12 persone. Agli altri 3, già detenuti, è stato notificato il provvedimento coercitivo direttamente presso il luogo di detenzione.

Arigliano, Sicilia, Martena, Magli, in due Polito, tutti alle dipendenze di Martena, per il tramite di Rosafio operavano nella città di Brindisi e nella frazione cittadina di Tuturano. Per tutti è stata contestata anche l'aggravante di appartenere ad un'associazione armata.

L'introduzione di questo filo diamantato, sarebbe avvenuta attraverso una cintura, indossata da un familiare del detenuto, autorizzato all'ingresso per un colloquio in carcere. Per riuscire nel progetto di fuga, il recluso era entrato a far parte di una compagnia teatrale formata da detenuti e in occasione di una rappresentazione teatrale avrebbe fatto in modo di reperire un particolare filo, il cosiddetto "capello d'angelo" che gli avrebbe permesso di segare le sbarre e tentare, così, l'evasione.