Statua coperta per un convegno sull'Islam. Salvini: 'Follia'

16 Aprile, 2018, 18:54 | Autore: Adone Liotta
  • La statua “coperta”

Censura? Eccesso di zelo?

È stato proprio il restauratore e artista (il dipinto rimosso è una sua opera, esposta nell'ambito di una mostra personale) a sollevare il caso: sul suo profilo Facebook ha infatti dichiarato che sarebbero stati i musulmani a chiedergli di coprire le opere. Il sindaco Paolo Lambertini, di contro, ha minimizzato nel tentativo di mettere a tacere la polemica che si è inevitabilmente innescata: "Se volete la verità, non mi sono nemmeno accorto del quadro sparito e della statua coperta; a noi come amministrazione pubblica non è stata avanzata nessuna richiesta di rimuovere opere d'arte né per motivi religiosi né per altro". I pareri divergono ma intanto la polemica è partita.

Succede a Savona, e a denunciarlo è Mario Capelli Steccolini il pittore e scultore autore delle opere in mostra a Cairo Montenotte. Soggetti per niente "scandalosi" che (a prescindere da ogni giudizio artistico) in qualsiasi ambiente non avrebbero arrecato disturbo.

Una statua di Epaminonda coperta con un drappo rosso e un dipinto di nudo spostato hanno generato una serie di equivoci tra l'artista italiano Mario Capelli Steccolini e le associazioni musulmane. "Alla faccia di chi ha detto che era una mia trovata pubblicitaria; hanno coperto Epaminonda!", ha scritto sulla sua pagina Facebook. "Ho coperto io la statua, ma soltanto per esigenze cerimoniali e per poche ore - ha spiegato negando di aver chiesto la rimozione del quadro - Stonava con l'ambientazione marocchina". Lahcen Chamseddine, esponente della Comunità islamica regionale, come riporta Corriere.it, ai giornali locali ha invece spiegato: "Il quadro non l'avevamo nemmeno visto, l'artista si è fatto avanti per toglierlo". Tutto gira intorno a quel drappo rosso posto su una statua raffigurante il politico e militare tebano Epaminonda in un teatro di Cairo Montenotte, località del savonese, in occasione del convegno organizzato dalla confederazione islamica italiana insieme alla federazione islamica ligure. E non a caso hanno fatto cantare durante il convegno l'Inno di Mameli ai bambini della loro comunità. "Abbiamo poi posato il drappo sulla statua, visto che la mostra sarebbe stata aperta il giorno dopo, semplicemente perché lì avevamo ricostruito la rappresentazione dell'antica cerimonia del tè e ci serviva uno sfondo a simboleggiare le dune del deserto per le fotografie". Non monterei il caso.