Salvini: Preincarico a Giorgetti? Non faccio caccia al tesoro

15 Aprile, 2018, 22:39 | Autore: Alighiero Casassa
  • Governo 2018 incarico alla Casellati è la soluzione secondo Giorgetti

Che cosa vuol dire? È insomma ormai un uomo di istituzioni che attraversa stabilmente le crisi e le trasformazioni del suo partito, prima in mano a Maroni e poi, dal 2014, guidato da Matteo Salvini, che non rinuncerebbe mai alle capacità di mediatore e all'esperienza di Giorgetti che qualcuno ormai definisce il "Gianni Letta" della Lega. Il suo nome, stavolta sì, lo conoscono tutti.

Silvio si difende come può.

Noi ribadiamo: siamo per un centrodestra unito nei programmi, nelle azioni da fare per la città e i cittadini che tanto hanno bisogno in questo momento dove usciamo da una amministrazione di Centrosinistra che tutto ha fatto tranne che amministrare per il bene comune. E due sono i percorsi mentali da affrontare: il capo dello Stato può decidere se andare a vedere le carte di Luigi Di Maio e Matteo Salvini forzando la mano per poi poter esplorare formule diverse da quella legata a un accordo Lega-M5s; oppure continuare a "credere" ad un'intesa che effettivamente si è mostrata solida, dando tempo fino alla fine di aprile. Una mossa azzardata, visto che metterebbe a rischio le giunte in cui i due alleati governano, ma che potrebbe essere accettata se davvero Di Maio decidesse di trattare l'alleato alla pari spartendosi con la Lega le poltrone dei ministeri.

La strategia di Salvini, al netto delle insinuazioni sul legame indissolubile con Berlusconi, potrebbe prevedere a urne chiuse il balzo in avanti dell'alleanza con il MoVimento 5 Stelle (che necessita anche del rimorchio di Fratelli d'Italia) e l'arrivederci all'alleanza politica con Forza Italia. Da chi partire però? La scuola è aperta a tutti giovani e meno giovani che hanno voglia di imparare ad usare la macchina amministrativa e politica. Era il febbraio del 2015 quando il governatore leghista si trovò in un vicolo cieco: per indire il referendum autonomista, quello che poi si sarebbe celebrato il 22 ottobre del 2017, serviva la maggioranza dei due terzi dell'aula del Pirellone, e il Pd annunciò sin dall'inizio di non volerci stare. Soprattutto se Salvini e Di Maio non porteranno fieno in cascina. Sono l'una e l'altra tattiche dettate dalla situazione: Di Maio prova a ventilare ipotesi alternative per far pressione su Salvini; Salvini, al contrario, le ipotesi alternative le deve bocciare sonoramente per scoraggiare quanti, dentro Forza Italia, spingono per incarichi "istituzionali". Uno schema che - secondo le indiscrezioni -prevede ovviamente concessioni anche al Carroccio.

"L'affermazione finale sulla mancanza di democrazia da parte del movimento Cinque Stelle, io non la condivido". Un esecutivo di questo genere vedrebbe scendere in campo il Partito Democratico e Forza Italia all'opposizione.