Processo Foodora: respinto il ricorso dei riders

11 Aprile, 2018, 20:53 | Autore: Sofia Staffieri
  • Le proteste dei fattorini di Foodora a Milano

Torino - Il Tribunale del lavoro Torino ha respinto il ricorso dei sei rider di Foodora che hanno intentato una causa civile contro la società tedesca di food delivery, contestando l'interruzione improvvisa del rapporto di lavoro, arrivata dopo le mobilitazioni del 2016 per ottenere un giusto trattamento economico e normativo.

Proprio su questo punto hanno fatto leva gli avvocati Sergio Bonetto e Giulia Druetta, che hanno evidenziato condizioni di lavoro "con contratti privi di tutela, sotto ricatto e al di fuori dalle regole previste da qualunque attività lavorativa". E' stata perpetrata una discriminazione evidente. Il primo riguarda il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato che i fattorini avevano con Foodora e dunque anche l'illegittimità del licenziamento e il reintegro (o almeno l'indennizzo monetario relativo). In merito al ricorso presentato da 6 ex riders, Foodora concluse: "Abbiamo compiutamente replicato nella sede deputata che è il giudizio in corso avanti al Tribunale del lavoro di Torino". Ed ancora, la difesa ha contestato la continua pressione psicologica che il colosso tedesco imponeva sui suoi lavoratori "finalizzata al mantenimento del posto di lavoro". Druetta ha quindi spiegato come "i fattorini fossero totalmente assoggettati al potere del datore di lavoro, con un controllo totale sugli orari che potevano essere modificati anche senza alcun preavviso". Il legale ha citato il caso di un fattorino a cui è stato negato di interrompere il turno nonostante avesse molto male alle gambe. "Il superiore rispose che gli spiaceva, ma che aveva bisogno di tutti i rider per l'intero turno".

"Foodora non ha violato la privacy dei rider".

A rappresentare Foodora, l'avvocato Ornella Girgenti, con i colleghi Paolo Tosi e Giovanni Realmonte: "Non c'è alcun rapporto di subordinazione - ha detto in aula -".

I rapporti tra i rider e l'azienda si incrinarono con l'inizio delle proteste per la retribuzione. Secondo l'avvocato di Foodora, peraltro, non può parlare in alcun modo di violazione della privacy in quanto "l'applicazione utilizzata sullo smartphone poteva accedere, attraverso il gps, soltanto al dato sulla geolocalizzazione, istantaneo e non memorizzato". I legali della società, di contro, hanno espresso piena soddisfazione commentando: "Siamo soddisfatti, ora aspettiamo di leggere le motivazioni del giudice". In precedenza i legali dei fattorini, lamentando la violazione delle norme che tutelano la riservatezza dei dati, hanno chiesto un risarcimento pari a 20 mila per ognuno dei rider allontanati. L'azienda escluse dai turni chi non era d'accordo. Non c'è scritto da nessuna parte che il rider debba offrire una disponibilità minima, di questa circostanza non c'è traccia da nessuna parte. "Inoltre - spiega Bonetto - trovo assurdo far lavorare delle persone in bicicletta senza prima compiere accertamenti medici sulle loro condizioni di salute". "In un mese poi si sono registrate addirittura 70 defezioni di ragazzi che, semplicemente, si sono dimenticati di aver preso l'impegno".