Ue: web tax al 3%, tasse a colossi Rete dove fanno profitti

21 Marzo, 2018, 19:54 | Autore: Sofia Staffieri
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Secondo il commissario agli affari economici Pierre Moscovici, la web tax proposta dalla Commissione Ue "non è una tassa Gafa (Google, Amazon, Facebook, Apple), né anti-Usa, non è una rappresaglia". La Commissione ha dato il via libera a due proposte legislative separate: la prima iniziativa mira a riformare le norme sulla tassazione delle societa' "in modo che i profitti vengano registrati e tassati laddove le aziende interagiscono con gli utenti tramite i canali digitali". L'imposta sarà riscossa dagli Stati membri in cui si trovano gli utenti e si applicherà solo alle imprese con ricavi annui complessivi a livello mondiale di 750 milioni di euro e ricavi nell'UE di 50 milioni di euro. L'aliquota unica oscillerà tra l'1% e il 5%, anche se dalle indiscrezioni delle ultime ore la tassa dovrebbe attestarsi al 3%.

Gli Stati membri hanno quindi iniziato a cercare soluzioni rapide e unilaterali per tassare le attività digitali, il che crea un campo minato sotto il profilo giuridico e incertezza fiscale per le imprese. La sfida consiste nello sfruttare al meglio questa tendenza, garantendo nel contempo che anche le imprese digitali contribuiscano la loro giusta quota di tasse.

Le proposte legislative saranno presentate al Consiglio per adozione e al Parlamento europeo per consultazione.

L'UE continuerà inoltre a contribuire attivamente al dibattito mondiale sulla tassazione dell'economia digitale nell'ambito del G20 e dell'OCSE.

Su questo fronte, la Commissione ha proposto una strada per una soluzione a lungo termine, che consente agli Stati membri "di tassare i profitti dove sono generati, anche se le aziende non hanno una presenza fisica nel loro territorio". Con le nuove norme le imprese online contribuirebbero alle finanze pubbliche allo stesso livello delle imprese tradizionali.

- oltre 3.000 contratti commerciali per servizi digitali sono conclusi tra l'impresa e utenti aziendali in un esercizio fiscale.

Il provvedimento studiato da Bruxelles introduce una disciplina unica della nuova Dst, acronimo di "digital service tax", che dovrà poi essere declinata nelle normative domestiche degli stati membri entro la fine del 2019, per entrare in vigore dal 1° gennaio 2020. "Questo sistema si applichera' solo su base provvisoria, fino a quando la riforma generale sia stata attuata e prevede meccanismi integrati per ridurre la possibilita' di doppia imposizione".

- ottenuti dalla vendita di dati generati da informazioni fornite dagli utenti. Secondo le stime, applicando una imposta del 3%, gli Stati membri potrebbero ottenere 5 miliardi di euro di entrate all'anno.