Se il lavoro non basta: un occupato su 8 a rischio povertà

18 Marzo, 2018, 17:19 | Autore: Sofia Staffieri
  • Lavoro, in Italia 1 occupato su 8 a rischio povertà

Brutte notizie dall'Economia. Aumentano i posti di lavoro, ma sono per lo più precari e part time.

I dati Eurostat sono impietosi e nei fatti bocciano le politiche del lavoro introdotte dal Jobs Act.

Si tratta di una percentuale in crescita rispetto al 2015 che registrava l'11,5% degli occupati a rischio di povertà. Rispetto al 2010 c'è stato un vero e proprio boom dei nuovi poveri. Nel nostro Paese nel 2016 i lavoratori a rischio povertà erano l'11,7%, un dato tra i più alti in Ue (fanno peggio solo Romania, Grecia, Spagna e Lussemburgo) che in media segna un 9,6%. Se si guarda invece al tipo di contratto di lavoro, in Italia i lavoratori dipendenti con un contratto a tempo indeterminato a rischio povertà sono il 7,5% (a fronte del 5,8% in Ue), in aumento dal 6,7% del 2010. Il rischio - spiega Eurostat - è influenzato fortemente dal tipo di contratto con un dato complessivo doppio per coloro che lavorano part time (15,8%) rispetto a quelli che lavorano a tempo pieno (7,8%) e almeno tre volte più alto nel complesso tra coloro che hanno un impiego temporaneo (16,2%) rispetto a quelli con un contratto a tempo indeterminato (5,8%). Il motivo di questa situazione, secondo la Cgil, è l'occupazione precaria: il sindacato rileva che circa 4,5milioni di lavoratori con contratti a termine o part-time sono da considerare nell'area del disagio. È evidente dai dati, che la ripresa non è in grado di generare occupazione quantitativamente e qualitativamente adeguata, con una maggioranza di imprese che scommette prevalentemente su un futuro a breve e su competizione di costo.