Pasta e riso: scatta l'obbligo dell'origine in etichetta

15 Febbraio, 2018, 09:56 | Autore: Sofia Staffieri
  • Le nuove etichette

E' quanto afferma la Coldiretti che ha organizzato il Pasta Day in occasione dell'entrata in vigore dei due decreti interministeriali, sull'indicazione dell'origine obbligatoria del riso e del grano per la pasta in etichetta, dopo 180 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale che cade esattamente il 13 febbraio per il riso e il 14 febbraio per la pasta.

L'obbligo di indicare in etichetta la provenienza del grano dure riveste fondamentale importanza nel Molise, sia per la produzione dello stesso, con migliaia di produttori interessati che fino ad oggi hanno visto fortemente deprezzato il proprio prodotto, sia per le imprese di trasformazione che nella nostra regione vantano una lunga e affermata tradizione.

Ne dà notizia la Coldiretti che al riguardo sottolinea come l'obbligo, per il consumatore che acquista, permetterà di conoscere per la pasta e per il riso l'origine della materia prima non solo a tutela del made in Italy, ma anche per schivare quei prodotti che, spacciati come italiani, vengono venduti in maniera ingannevole in quanto la materia prima è stata importata dall'estero.

Al momento, i cibi con l'indicazione di origine sono: carne di pollo e derivati, carne bovina, frutta e verdure fresche, uova, miele, passata di pomodoro, pesce, extravergine di oliva, latte e formaggi, pasta, riso, derivati del pomodoro diversi da passata e sughi pronti in itinere. Restano ancora senza obbligo: salumi, carne di coniglio, carne trasformata, frutta e verdura trasformata, pane. L'assenza dell'indicazione chiara dell'origine non consentiva di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma impediva anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive locali e con esse il lavoro e l'economia del Polesine.

Grande soddisfazione in casa Coldiretti che domani a Roma presenterà alcuni esempi delle nuove etichette: "usciranno finalmente dall'anonimato e saranno riconoscibili nelle etichette della pasta 4,3 miliardi di chili di grano duro italiano che, insieme a 1,5 miliardi di chili di riso nazionale, garantiscono all'Italia il primato in Europa". Invece, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in Italia, si può scrivere Italia e altri Paesi Ue e/o non Ue.

"Opportunità resa possibile da un un milione e 350 mila ettari di coltivazioni di grano duro con un raccolto che, quest'anno, sfiorerà i 4 miliardi e 300 milioni di chili, concentrato nel Sud Italia, soprattutto in Puglia e in Sicilia che, da sole, rappresentano, il 40% del totale nazionale".

Tutti i prodotti in commercio immessi sul mercato prima dell'entrata in vigore saranno venduti sino ad esaurimento scorte.

"In caso di riso coltivato o lavorato in più Paesi, possono essere utilizzate le diciture UE, non U", e infine UE e non UE. L'importazione di riso greggio asiatico gode del regime particolarmente favorevole praticato nei confronti dei Paesi Meno Avanzati (accordo EBA), che prevede la possibilità di esportare verso l'Unione Europea quantitativi illimitati di riso a dazio zero. Ciò ha causato una vera e propria invasione di prodotto dai Paesi asiatici, da dove proviene ormai la metà del riso importato, con una spirale speculativa insostenibile che ha dimezzato nell'ultimo anno le quotazioni riconosciute ai coltivatori di riso italiani.