Durissima condanna per il ginecologo Severino Antinori. Ecco perché

15 Febbraio, 2018, 17:58 | Autore: Alighiero Casassa
  • Furto di ovuli il ginecologo Antinori condannato a sette anni e due mesi   
                       
                
         Oggi alle 11:20-

Il ginecologo Severino Antinori è stato condannato a sette anni e due mesi di carcere nel processo relativo a un prelievo forzato di otto ovociti ai danni di una giovane infermiera spagnola avvenuto il 5 aprile 2016 alla clinica Matris di Milano.

Tra le pene accessorie inflitte a Severino Antinori dai giudici dell'ottava sezione penale di Milano (presidente Luisa Ponti) c'è quella dell'interdizione dall'esercizio della professione per 5 anni e sei mesi, che diventerà esecutiva solo con un'eventuale sentenza di condanna.

L'accusa aveva chiesto 9 anni di reclusione per Antinori ma i giudici del tribunale meneghino non hanno riconosciuto il reato di rapina aggravata, arrivando quindi a una pena più lieve.

"Una sentenza oltremodo eccessiva che stravolge la verità dei fatti". "Il medico oggi non è qui perché non sta bene - ha aggiunto - questa vicenda gli ha stravolto la vita". Cancellate le imputazioni di rapina del telefono della giovane e un'altra accusa di sequestro. Nella sua deposizione in un'aula protetta del Palazzo di Giustizia, la 23enne, di origini marocchine, raccontò di avere inizialmente accettato di donare i suoi ovuli, dietro la promessa di ricevere 7000 euro, ma di essersi infine rifiutata perché "vietato dalla religione musulmana". Nonostante il passo indietro, Antinori e la sua segretaria Bruna Balduzzi avrebbero afferrato la giovane infermiera e condotta in sala operatoria dove l'anestesista Antonino Marcianò l'avrebbe sedata. Il gup Alfonsa Ferraro, invece, ha fissato per il 26 marzo l'udienza preliminare, per valutare la richiesta di processo per questo nuovo filone che vede Antinori accusato di associazione per delinquere finalizzata al commercio illegale di ovociti destinati alla fecondazione eterologa. L'infermiera avrebbe provato fino alla fine a evitare il prelievo, al punto tale da aver urlato, ma non ricorda più nulla di quanto accaduto dopo la puntura dell'anestesista.