Tari 2018: linee guida MEF sul calcolo del fabbisogno standard

11 Febbraio, 2018, 13:00 | Autore: Sofia Staffieri
  • MEF: pubblicate le Linee guida TARI 2018

Tari 2018: sono state pubblicate le linee guida del MEF necessarie per calcolare i costi relativi al servizio di smaltimento dei rifiuti alla luce delle regole sulla determinazione dei fabbisogni standard. Una "dimenticanza" che aveva sollevato notevoli dubbi; così, la soluzione adottata dalle Linee guida è semplice: gli standard devono essere tenuti in considerazione in modo "generico". "147-del-2013-Anno-2018-Pubblicazione-delle-linee-guida./" target="_blank">linee guida messe a disposizione sul sito del Dipartimento delle Finanze stabiliscono che, al fine del calcolo della Tari 2018, i fabbisogni standard del servizio rifiuti possono rappresentare per il comune soltanto un paradigma di confronto per permettere all'ente locale di valutare l'andamento della gestione del servizio.

Innanzitutto è necessario ricordare che la tassa sui rifiuti (la Tari, appunto) è diretta a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, e per legge deve coprire integralmente questi costi (di investimento e di esercizio), ad esclusione di quelli relativi ai rifiuti speciali - alla cui gestione provvedono a proprie spese i relativi produttori.

A partire dal 2018 i Comuni, nel fissare le tariffe Tari, secondo quanto previsto dal comma 653 della legge 147/2013 dovranno tener conto di un altro elemento ovvero quello delle risultanze dei fabbisogni standard del servizio raccolta e smaltimento rifiuti.

Il MEF ha ritenuto opportuno fornire alcuni chiarimenti proprio in relazione alle "risultanze dei fabbisogni standard".

Si allegano di seguito la Tabella 2.6, le modalità di calcolo delle risultanze dei fabbisogni standard e le variabili considerate nella stima dei fabbisogni standard del servizio di gestione dei rifiuti solidi urbani che sono state pubblicate dal MEF.

Inoltre il Ministero dell'Economia e delle Finanze spiega che il comma 653 non è applicabile nei confronti dei comuni delle regioni a statuto speciale, poiché, ad oggi, l'elaborazione dei fabbisogni standard è prevista per legge solo per le regioni a statuto ordinario. "Per le finalità della normativa quindi, le "risultanze dei fabbisogni standard" non possono corrispondere al fabbisogno standard finale approvato per ogni Comune in quanto tale valore non fornisce un'informazione direttamente utile alla definizione di un costo standard di riferimento sia perché pubblicato come coefficiente di riparto sia perché nella sua individuazione il costo standard di riferimento viene moltiplicato per le quantità storiche del servizio offerto le quali sono riferite all'annualità 2015".

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