Svolta sugli ovociti: coltivati in vitro e pronti a procreare. Scienziati divisi

09 Febbraio, 2018, 16:12 | Autore: Minervina Schirripa
  • Ovociti artificiali coltivati in laboratorio per la prima volta

Quei primi risultati erano stati molto incoraggianti: si erano ottenuti ovociti in grado di generare individui vivi.

Era un risultato atteso da tempo e alla fine è arrivato il successo: i primi ovociti umani sono stati coltivati per la prima volta in laboratorio fino a completare l'intero processo di maturazione.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Molecular Human Reproduction, potrà permettere di rivoluzionare la fertilità avendo un ruolo importante nella medicina rigenerativa.

Per tale scoperta hanno collaborato sinergicamente la Scuola di Scienze Biologiche dell'Università di Edimburgo, l'ospedale pediatrico del Royal Infirmary e il Centro per la Riproduzione Umana newyorkese.

Lo studio ha richiesto ben 30 anni di lavoro per raggiungere la riproduzione degli ovociti umani (l'esperimento era sempre riuscito solo sui topi).

I passaggi chiave. Dopo aver prelevato campioni di tessuto ovarico da 10 donne di età compresa tra i 25 e i 39 anni, e aver isolato 87 follicoli ovarici (le minuscole "sacche" entro le quali maturano i precursori delle cellule uovo), i ricercatori li hanno lasciati sviluppare in diversi cocktail di nutrienti, seguendo quattro fasi di crescita dai primissimi stadi fino alla maturità. Questo passo avanti della ricerca potrebbe salvaguardare la fertilità di giovani donne colpita dal tumore, grazie a un prelievo di cellule immature prima di subire trattamenti potenzialmente nocivi per la fertilità. Per le donne che subiscono chemioterapia dopo la pubertà, si aprirebbe invece la prospettiva di coltivare centinaia di ovociti in coltura anziché essere costrette a cicli veloci di fecondazione in vitro prima di poter iniziare le cure (ritardandole). Il prossimo passo, però, sarà verificare se gli ovociti maturi sono 'in buona salute' e, soprattutto, se sono in grado di essere fecondati. La responsabile della ricerca ha infatti detto che "adesso stiamo ottimizzando l'insieme di sostanze nelle quali gli ovociti vengono coltivati e stiamo cercando di capire se gli ovociti sono del tutto sani".

Infine le cellule arrivate allo stadio finale sono poche, e alcune di esse presentano un globulo polare (la parte dell'ovocita espulsa prima della maturazione finale) eccezionalmente grande, possibile segno di un'anomalia.

Se tutti gli ingredienti del brodo di coltura sono stati dosati esattamente in modo da favorire lo sviluppo e la maturazione delle cellule, resta da stabilire la natura del tessuto di partenza, ossia di che cosa sia fatto lo strato più esterno del tessuto ovarico ricco di follicoli primari. Eticamente "accettabile, invece, un utilizzo a fini di cura di malattie".