Aborto: per la prima volta sotto i 60 mila per le italiane

13 Gennaio, 2018, 15:14 | Autore: Sofia Staffieri
  • Calano aborti, sotto 60.000 per le italiane

La legge italiana che regola l'accesso all'aborto è la Legge 22 maggio 1978, n. 194, approvata dal parlamento dopo vari anni di mobilitazione per la decriminalizzazione e regolamentazione dell'interruzione volontaria di gravidanza da parte del Partito Radicale e del Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto (CISA), che nel 1976 avevano raccolto oltre 700.000 firme per un referendum per l'abrogazione degli articoli del codice penale riguardanti i reati d'aborto su donna consenziente, di istigazione all'aborto, di atti abortivi su donna ritenuta incinta, di sterilizzazione, di incitamento a pratiche contro la procreazione, di contagio da sifilide o da blenorragia.

Avvenire, rileva come l'andamento degli aborti in questi ultimi anni "potrebbe essere almeno in parte collegato alla determina Aifa del 21 aprile 2015" che ha eliminato per le maggiorenni l'obbligo di prescrizione medica dell'Ulipristal acetato, meglio noto come "pillola dei 5 giorni dopo" (EllaOne). Dato più che dimezzato rispetto ai 234.801 del 1982, anno in cui fu riscontrato il valore più alto in Italia. Esiste infatti l'aborto chirurgico, che prevede un intervento in ospedale, e l'aborto farmacologico, che fa uso della famosa RU486, una pillola abortiva da non confondere con la pillola del giorno dopo. Non bisogna dimenticare, però, il calo demografico: in questi due anni i nati sono diminuiti di 7.910 unità.

Dalla relazione emergono disomogeneità sui tempi di attesa tra le Regioni, che in linea generale sono in calo. "Ritengo gravissimo che di fronte ad una media nazionale del 60% di punti Ivg nelle strutture pubbliche censite, quella campana sia pari al 30%, meno della metà della media nazionale". Aumenta dello 0,4% tra i ginecologi, passando dal 70,5 al 70,9% tra il 2015 e il 2016, e dell'1,3% tra gli anestesisti, passando dal 47,5 al 48,8%. In Molise si raggiunge il 96,6% tra i ginecologi, in Basilicata l'88,1%, in Puglia l'86,1%, in Abruzzo l'85,2.

Per le donne italiane il tasso di abortività per il 2016 è stato pari a 3.1 per 1000. "Come negli anni precedenti, si conferma il minore ricorso all'aborto tra le giovani in Italia rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell'Europa Occidentale". Questo fa sì che la frequenza dei rapporti sessuali e il numero dei partner siano inferiori rispetto ai coetanei di altri Paesi europei. Un terzo delle interruzioni di gravidanza volontarie viene praticato da loro e, secondo i dati, le donne straniere in età fertile hanno un maggior rischio di abortire rispetto alle italiane.

Gli aborti sono in diminuzione anche per le donne straniere residenti nel nostro Paese. Molto interessante il dato relativo al livello di istruzione: donne con titolo di studio più basso presentano valori di abortività più elevati in tutte le generazioni. "Il 43.9% delle donne italiane che ha eseguito una IVG non aveva figli", si evince dalla relazione.