Assessore Genova, sì ai cani in ufficio

12 Gennaio, 2018, 22:47 | Autore: Sofia Staffieri
  • I dipendenti comunali potranno portare i cani in ufficio, la sperimentazione a Genova

Succede, e fa discutere, nel Comune di Genova, dove l'assessora alla Cultura Elisa Serafini - proprietaria di un barboncino - ha autorizzato i dipendenti del suo assessorato a portare il proprio cane in ufficio durante l'orario di lavoro.

"Molte perplessità" manifesta anche Claudio Musicò, del Diccap: "È un'iniziativa che andrebbe regolamentata, perché può avere conseguenze inaspettate" osserva, e Luciano Aresu, di Uil Fp, la giudica "un'iniziativa inopportuna, anche perché quando sono in ufficio i dipendenti devono lavorare e non occuparsi dei cani". E dunque "Se c'è qualcuno che ha paura o è allergico, il cane non entra". La presenza di Benji e degli altri cani testimonia "un nuovo approccio - ha detto Serafini - Una nuova declinazione del vivere con il cane, una sperimentazione che a primavera arriverà anche nei musei genovesi". "E questo ridurrà anche le spese del Comune". "Sono state svolte tutte le verifiche preliminari necessarie a garantire il rispetto della salute, della sicurezza e delle esigenze di tutte le persone che lavorano in azienda, oltre che dei pet - si legge sul sito dell'azienda -". Lo ha stabilito l'assessore alla cultura del Comune di Genova, Elisa Serafini, emandando apposite regole. Ma questa possibilità deve essere ben disciplinata e ben gestita, altrimenti crea problemi agli animali e alle persone.

E al di là di tutto, l'amore per i cani, o più in generale per gli animali, nei palazzi delle istituzioni potrebbe rappresentare un motivo di grande trasversalità, perché si tratta di un sentimento che va oltre i colori della politica.

Della stessa opinione è Giusy D'Angelo, educatore dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali) di Torino: "È una cosa assolutamente positiva". "Purtroppo sarebbe più problematico, i cani fanno i propri bisogni fuori dall'ufficio, mentre i gatti costituirebbero una questione igienica. Non basta il giudizio del padrone".