Nel 2016 il 30% degli italiani a rischio povertà o esclusione

06 Декабря, 2017, 13:55 | Autore: Sofia Staffieri
  • Risale il reddito ma crescono le diseguaglianze, al Sud quasi 1 su 2 è a rischio povertà

Sottoscritto nel pomeriggio di oggi il protocollo di intesa tra il Comune di Cremona, la Società San Vincenzo de' Paoli, Caritas Diocesana, il Centro di Solidarietà il Ponte, il Consorzio Solco Cremona, per la realizzazione di azioni coordinate di contrasto all'esclusione sociale e alla povertà.

La stima, nefasta, riguarda circa 18 milioni di persone a rischio di povertà o esclusione sociale.

E se da un lato si registra una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d'acquisto delle famiglie, dall'altro aumenta anche la disuguaglianza economica. Il reddito mediano cresce nel Mezzogiorno in misura quasi doppia rispetto a quella registrata a livello nazionale (+2,8% rispetto al 2014), rimanendo però su un volume molto inferiore (20.557 euro, circa 1.713 mensili).

Per famiglia, il reddito netto medio annuale, senza contare gli affitti figurativi, giunge a 29.988 euro.

L'incidenza degli individui a rischio povertà, si legge nel report Istat, è aumentata dal 19,9% del 2015 al 20,6% del 2016, per non parlare poi della quota di persone che vivono in famiglie gravemente deprivate, salita dall'11,5% al 12,1%. Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%).

Le stime fanno riferimento ai dati del 2016, anno in cui la percentuale di italiani a rischio povertà è salita al 30%, rispetto al 28,7% dell'anno precedente.

Il rischio riguarda in prevalenza le famiglie numerose o con stranieri, ma sono elevati i livelli di rischio anche tra coloro che vivono in famiglie monoreddito o in famiglie con fonte principale di reddito non proveniente da attività lavorative (come la pensione). Il Mezzogiorno resta l'area maggiormente esposta al rischio di povertà o esclusione sociale.

In generale, le famiglie con cinque o più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7% come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9% dal 31,6%, per le seconde al 25,2% dal 22,4%). In particolare, spiega l'Istat, nel 2015 la crescita del reddito è stata più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata. Quindi, esclusi gli affitti figurativi, si stima che il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero sia aumentato da 5,8 a 6,3. L'indice di Gini arriva a 0,331, superando la media europea di 0,307.

Sul sito www.reuters.com altre notizie Reuters in italiano.