Attenti al sesso non protetto: tornano sifilide e gonorra

22 Ottobre, 2017, 03:30 | Autore: Sofia Staffieri
  • Malattie sessualmente trasmesse booom. Allarme Italia

Le malattie sessualmente trasmissibili si stanno diffondendo a macchia d'olio in tutto il mondo e la cosa preoccupante è che il rischio contagio potrebbe essere drastiamente ridotto se le persone attive sessualmente decidessero di prendere precauzioni. Alcune patologie sembravano scomparse, e adesso addirittura riappaiono, come nel caso della sifilide, cresciuta del 400% dal 2000, e la gonorrea, raddoppiata negli ultimi cinque anni.

Il 56° Congresso dell'Associazione Dermatologi Ospedalieri (Adoi) ha messo in evidenza un allarme relativo alle malattie sessualmente trasmissibili invitando alla prevenzione tutti, a partire dai giovani. La gonorrea, invece, ha visto quasi raddoppiare i casi in Europa tra il 2008 al 2013. In Italia, secondo l'Istituto Superiore di Sanità, negli ultimi anni i casi di Mst sono aumentati, passando dai circa 3500 del 2006 ai circa 6500 del 2013. Un aumento registrato soprattutto tra i maschi. L'Organizzazione Mondiale della Sanità fa sapere che ogni anno l'impatto di queste malattie sessualmente trasmissibili è di 498,9 milioni di nuovi casi: questo significa che ogni giorno un milioni di persone si ammala a causa di queste malattie.

Malattie sessuali: boom sifilide. Le Mst in Europa hanno trovato "terreno fertile" e si sono sviluppate soprattutto nei centri urbani e in alcuni gruppi di popolazione. Ad aumentare sono state soprattutto le malattie di natura batterica come sifilide e clamidia, ma anche quelle virali date da virus come i condilomi (dovuti a epatiti da virus A o C e da alcuni tipi di HPV). "Oggi l'aumento delle infezioni sessualmente trasmesse ci preoccupa non solo per le ripercussioni che queste hanno sul benessere del singolo individuo, sulla collettività e sui costi sociali che concentrano" precisa il Dr. Massimo Giuliani, dell'Istituto Dermatologico San Gallicano, ma anche perché questo aumento è la spia di un abbassamento della guardia e della percezione del rischio soprattutto a in alcune fasce più vulnerabili della popolazione. Ma anche - sottolinea - migliorando l'accesso alle strutture cliniche delle persone che sospettano un'infezione e andando loro incontro mediante tecniche rapide di diagnosi facilmente eseguibili anche fuori dagli ospedali. "Oppure in ospedale si può ricevere un risultato per un'infezione da Clhamydia o di gonorrea in 2 ore su una piccola quantità di urine".