Mafia a Gela, "donne d'onore" gestivano gli "affari". Sei arresti

25 Settembre, 2017, 16:30 | Autore: Alighiero Casassa
  • Mafia, operazione donne d'onore: donne boss a Gela gestivano 'pizzo' e droga

E' stata denominata "Donne d'onore" l'operazione condotta all'alba di oggi a Gela nel nisseno. L'indagine e' partita nell'ottobre 2015 a seguito di alcuni danneggiamenti a colpi di fucile da caccia a imprenditori locali.

Per questo motivo, Nicola Liardo, 43 anni, Salvatore Crisafulli, 39 anni, Giuseppe Liardo, 20 anni, e Salvatore Raniolo, detto "Tony", 27 anni, sono stati rinchiusi in carcere a scopo cautelare. Arresti domiciliari, invece, per due delle tre donne coinvolte nell'inchiesta: Monia Greco, 40 anni, di Gela, moglie di Nicola Liardo, e Maria Teresa Chiaramonte, 44 anni, di Catania, moglie di Crisafulli. Erano loro a gestire il racket delle estorsioni e il traffico degli stupefacenti.

I militari hanno inoltre accertato anche una fiorente attività di spaccio derivata da numerosi acquisti di sostanze stupefacenti a Catania. Liardo d'accordo col suo ex compagno di cella Salvatore Crisafulli, impartiva le disposizioni alla famiglia direttamente dal carcere dov'è tuttora detenuto. Obbligo di firma per Dorotea Liardo, "Doroty", 22 anni. I due capi famiglia, avrebbero gestito i loro traffici illeciti, grazie alle loro rispettive compagne, Monia Greco e Maria Teresa Chiaramonte. I sette rispondono a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti aggravato dal metodo mafioso, estorsione aggravata e danneggiamento.

Mafia, operazione donne d'onore: donne boss a Gela gestivano 'pizzo' e droga

Liardo era il corriere e Salvatore Raniolo avrebbe poi smerciato la droga proveniente da Catania. Contestate alla presunta organizzazione anche due estorsioni ai danni di altrettanti imprenditori gelesi, uno dei quali sarebbe stato costretto ad assumere fittiziamente il figlio del boss.

E' dagli anni '90 che Liardo, capo indiscusso del clan Emmanuello, si dedicava al traffico di stupefacenti. Sei persone, tra cui donne sono finite in carcere perché avrebbero gestito gli "affari" dei mariti, attualmente detenuti in carcere.