Lavoro: in Italia aumentano la povertà estrema e il numero dei Neet

18 Luglio, 2017, 04:25 | Autore: Sofia Staffieri
  • Giovani che non lavorano e non studiano Italia ha tassi tra più alti d'Europa

Quello pubblicato oggi è il settimo studio di questo tipo realizzato dalla Commissione e quest'anno è dedicato in particolare all'equità intergenerazionale, cioè a come le risorse sono distribuite tra le varie coorti d'età e come le generazioni affrontano in particolare il mercato del lavoro nei 28 paesi membri dell'Unione.

Eppure, l'analisi ci racconta un'Europa con più di 234 milioni di lavoratori, in cui il tasso di occupazione non è mai stato così elevato nell'Ue e la disoccupazione è al livello più basso dal dicembre 2008. L'economia riparte, ma a spese dei più giovani, causa anche, come rileva Marianne Thyssen, membro della Commissione europea responsabile per l'occupazione e gli affari sociali, "l'evoluzione tecnologica" che "ha aperto opportunità senza precedenti ma allo stesso tempo cambia il modo di lavoro" e alle carriere dà "meno stabilità". Ad esempio, insieme alla Slovacchia, è uno dei paesi dove c'è la maggior differenza tra i risultati ottenuti nell'educazione universitaria tra i figli di persone che hanno frequentato l'università e quelli di coloro che non l'hanno frequentata (cioè in sostanza, i figli di laureati hanno molte più possibilità di laurearsi). Miglioramenti che, però, sembrano escludere i più giovani, quantomeno in Italia dove la percentuale dei lavoratori autonomi è fra le più alte d'Europa, con oltre il 22,6%, ma dove i giovani fra 15 e 24 anni che non hanno e non cercano lavoro toccano il record Ue del 19,9%, a fronte di una media europea dell'11,5%. Si tratta dei cosiddetti NEET.

Oltre ad avere il record di NEET, per quanto riguarda disoccupazione giovanile l'Italia è al terzo posto: il 37,8 dei giovani che cercano attivamente lavoro, esclusi quindi quelli che stanno studiando, non riescono a trovarlo. Dal 2013 sono stati creati 10 milioni di posti di lavoro nell'UE. Sono forme contrattuali che, secondo l'Ue, mettono i lavoratori "considerevolmente più a rischio precarietà" portando a pesanti disparità di trattamento: è stato calcolato che chi ha meno di 30 anni guadagna in media meno del 60% di un lavoratore ultrasessantenne. Quest'ultimo dato dimostra che i giovani italiani, in mancanza di un lavoro o aventi un lavoro precario, escono dalla casa paterna molto tardi e comunque più tardi rispetto alla media europea. Di conseguenza, le nuove generazioni percepiranno "con tutta probabilità" pensioni più basse in rapporto alla loro remunerazione.