Erdogan: "Tagliare la testa ai traditori"

17 Luglio, 2017, 12:45 | Autore: Adone Liotta
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Un anno fa, il 15 luglio 2016, un gruppo di militari tentava il più inconsueto e breve colpo di stato nella storia della Turchia. I presunti golpisti dovrebbero entrare in tribunale indossando una "uniforme, come quella dei detenuti a Guantanamo", ha suggerito poi il presidente, che si appresta a dare il via libera nel Consiglio di sicurezza nazionale di domani all'estensione per altri 3 mesi dello stato d'emergenza, in vigore dal 20 luglio scorso.

Già negli ultimi anni dello Stato ottomano, però, esistevano forze che auspicavano un rinnovamento in un'altra direzione: è il caso del pensatore Said Nursi che proponeva un Islam moderno, razionale, aperto alla scienza e al mercato mondiale che già si andava delineando agli inizi del '900. Il presidente ha invocato la reintroduzione della pena capitale dicendo di essere pronto a "firmarla" se il parlamento adotterà una legge che la ripristina. "Taglieremo le teste dei traditori", ha detto con tono miaccioso davanti a milioni di persone che hanno invaso le strade.

Circa 50 mila persone sono in stato di custodia cautelare, mentre oltre centomila dipendenti pubblici sono stati sospesi dal loro incarico.

L'esperto spiega quindi come la Turchia sia oggi una democrazia parlamentare con "tendenze in aumento a diventare più autoritaria", anche se i risultati del referendum costituzionale del 16 aprile, vinto di misura da Erdogan, hanno dimostrato che il Paese ha "forti tradizioni democratiche". Così il presidente turco Erdogan nel discorso in occasione dell'anniversario del fallito golpe del 2016 che ha richiamato migliaia di manifestanti sul primo ponte che collega le sponde asiatica ed europea di Istanbul.

Ma l'unico recente baluardo democratico nel Paese è stato rappresentato dalla marcia per la giustizia organizzata dal Partito repubblicano del popolo. I giudici supremi hanno stabilito infatti che l'arresto dei due giornalisti aveva violato il loro diritto alla libertà personale.

Le autorità di Ankara hanno accusato il predicatore Fethullah Gulen, che vive negli Stati Uniti, di essere l'istigatore del fallito golpe, e hanno chiesto più volte a Washington l'estradizione.

Articolo 21, insieme alla Federazione nazionale della stampa italiana, non solo raccoglie e rilancia l'appello ma promuoverà una giornata di mobilitazione sui social per amplificare la campagna contro il bavaglio turco.