Delitto Yara, la parola a Bossetti: poi la sentenza d'Appello foto

17 Luglio, 2017, 13:10 | Autore: Alighiero Casassa
  • Yara, Bossetti a processo: DNA è sbagliato, sentenza sia di innocenza

Spetterà ai giudici ripercorrere la lunga inchiesta, dal 26 novembre 2010 - giorno della scomparsa della ginnasta a Brembate di Sopra (Bergamo) - fino all'arresto di Bossetti. Il suo corpo venne ritrovato il 26 febbraio 2011 in un campo a Chignolo d'Isola nascosto tra i rovi. Bossetti ha parlato per quaranta minuti, con il presidente della giuria, Enrico Fischetti, che ripetutamente gli ha chiesto di essere più conciso. In aula, oltre alla moglie Marita Comi, la sorella gemella e la madre Ester Arzuffi, in lacrime.

Bossetti poi puntualizza: "Se fossi stato io il colpevole non avrei resistito, avrei confessato, non sarei stato più in grado di gestire nessun aspetto della mia vita". "Sono innocente, credetemi per favore", aggiunge. Oggi ha chiesto scusa per "il comportamento scorretto" tenuto nella prima udienza quando era sbottato alle affermazioni del sostituto procuratore generale. "Pensate però come può sentirsi una persona attaccata con ipotesi fantasiose e irreali" si è giustificato.

Bossetti esprime tutta la sua rabbia contro chi lo ha arrestato e per mesi ha cercato di convincerlo a "confessare un delitto che non ho commesso". "Lo spero io, lo devono sperare i Giudici, sono convinto che lo speri Yara da Lassù, almeno fino a quando il suo vero assassino che è ancora libero e sta ridendo di me e della Giustizia, sconterà la giusta pena".

"Voglio che i miei figli pensino: il papà è una persona onesta e merita la nostra stima". Dopo le dichiarazioni del muratore, che si è sempre proclamato innocente, i giudici della Corte d'assise d'appello di Brescia si riuniranno in camera di consiglio per emettere il verdetto. "Un'operazione assolutamente mistificatoria", ha ribadito Martani.

"Il mio primo pensiero va a Yara, unica vera vittima di questa tragedia". È la richiesta avanzata dai suoi legali: nuovi accertamenti genetici. Al centro degli scontri, in particolare, la prova del materiale genetico che ha portato in carcere Bossetti il 16 giugno 2014. "Mi avete trattato come un mostro, vergognatevi", ha insistito. Sostiene di essersi sentito umiliato, "come una lepre su una strada, abbagliata e accerchiata da un numero spropositato di cacciatore per essere spolpato vivo".

La procura chiede la conferma dell'ergastolo (con l'eventuale e ulteriore condanna anche a sei mesi di isolamento per il reato di calunnia ai danni di un ex collega).