Renzi: "Volevo smettere davvero. Ora il mio futuro lo decidono gli italiani"

16 Luglio, 2017, 04:12 | Autore: Sofia Staffieri
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Nella ricostruzione di Renzi, Letta non fu usurpato del potere, in quanto nel 2013 non era approdato al governo grazie a una investitura popolare. "E quindi la rifarei".

Nel corso della presentazione del suo libro "Avanti", Matteo Renzi ha spiegato cosa è avvenuto nel momento dell'avvicendamento al governo con Letta: "E' stata un'operazione politica voluta in primis dall'allora minoranza del Pd". In "Avanti" (edito da La nave di Teseo), c'è la lotta solitaria di un leader che si dibatte in una palude e cerca di non affondare ricorrendo anche, o soprattutto, a giudizi negativi su molti dei suoi colleghi e avversari: spietato con D'Alema, liquidatorio su Letta, non indulgente neppure con Pisapia e tantomeno con Speranza o con Bersani.

L'ex Premier e attuale segretario del PD ha infine concluso: "L'unica volta in cui Enrico si era candidato alle primarie, nel 2007, aveva raccolto la miseria dell'11% dei voti". "Letta entra in modalità broncio". E' la mia parola. "Quando, uscito dal Quirinale con la lista dei ministri dico che faremo una riforma al mese, voglio dare il senso dell'urgenza ma appaio, probabilmente, più simile al piazzista che allo statista".

"E poi - aggiunge - c'è un aspetto umano molto forte, che è quello che più mi sta a cuore, i momenti di confronto, le ferite, le cicatrici, i commenti dei miei figli dopo il referendum".

In "Rivoluzione" c'è invece il racconto tutto costruttivo, e a volte perfino sognante, di un leader che non vuole rottamare ma ricucire. Che gliene frega a cosa accade in Parlamento. "Saremo credibili se parliamo di tasse e pensioni, non di correnti interne". Enrico Letta, sollecitato a una replica, dice: "Mi è tornata in mente una frase ascoltata tanto tempo fa: "Sono convinto che il silenzio esprima meglio il disgusto e mantenga meglio le distanze". Gli italiani sono saggi e sanno giudicare".