Palazzina esplosa a Milano, ergastolo a Pellicanò

20 Giugno, 2017, 07:17 | Autore: Amata Cozzo
  • Provocò esplosione ergastolo per Pellican

Ha dell'incredibile la storia che ha visto il pubblicitario Giuseppe Pellicanò essere condannato all'ergastolo per aver volontariamente causato l'esplosione della sua casa a Milano in cui morì la compagna e una coppia di vicini nel giugno del 2016. Nello scoppio morì la sua ex compagna Micaela Masella e la coppia di vicini di casa marchigiani, Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi, e rimasero gravemente ferite anche le sue due bimbe di 7 e 11 anni. Lo ha deciso il giudice dell'udienza preliminare Chiara Valori nel processo abbreviato.

Il giudice ha inoltre dichiarato decaduta la responsabilità genitoriale di Pellicanó delle due figlie piccole, rimaste gravemente ustionate nell'esplosione.

Pellicano', presente in aula, ha assistito impassibile alla sentenza. Le sue figlie erano già state affidate ai nonni materni. Alle 13,30 ha letto la condanna per Pellicanò e si è riservata 60 giorni per le motivazioni. Seminfermità che era stata, invece, stabilita da una perizia psichiatrica, disposta in indagini e con incidente probatorio, e nella quale gli autori facevano riferimento ad una forma di "depressione" di cui avrebbe sofferto l'uomo, che viveva ancora in casa con la ex e le loro figlie, e che lo avrebbe portato al folle gesto.

Giuseppe Pellicanò, difeso dai legali Giorgio Perroni e Francesco Giovannini, ha confessato di avere svitato il tubo del gas la notte precedente all'esplosione, ma nel suo interrogatorio aveva spiegato di ricordare solo per fotogrammi quanto aveva fatto, anche a causa degli "psicofarmaci" contro ansia e insonnia che prendeva abitualmente.

Risarcimento di 3,2 milioni Il giudice ha anche condannato Pellicanò a pagare una provvisionale complessiva di 3,2 milioni alle parti civili.

Dopo la lettura della sentenza sono scoppiati in lacrime e si sono abbracciati i familiari di Micaela Masella e dei due giovani Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi. "Purtroppo è una sentenza che non ci restituisce la nostra Micaela", ha commentato il signor Masella.