Brexit: oggi è giornata di negoziati

20 Giugno, 2017, 07:18 | Autore: Alighiero Casassa
  • Gb la May tra incendio e Brexit rischia la sfiducia

Londra arriva al tavolo negoziale debole come non mai, dopo la delusione elettorale della premier Theresa May e alle prese con l'incubo del terrorismo. Sono tutti musulmani. Seven Sisters Road, zona dove ci sono almeno quattro moschee, è il teatro dell'ennesima barbarie che coinvolge le città occidentali e vede ormai i paesi europei completamente assorbiti da una guerra silenziosa.

Intanto dal fronte europeo chiedono l'apertura dei negoziati il 19 giugno o poco dopo, appena risolto il rebus politico del Regno Unito. Alla fine di marzo, la Gran Bretagna ha annunciato l'avvio della procedura della Brexit.

Dalle elezioni anticipate di giovedì 8 giugno non poteva uscire un quadro più caotico di questo. Fatto sta che il Regno Unito si avvia ai negoziati per la Brexit con un Governo debole e zoppicante.

Ma non si tratterà, come si prevedeva all'inizio, di una hard Brexit.

Stando all'ultimo sondaggio dell'istituto Survation, il 54% dei sudditi si Sua Maestà sarebbe ora favorevole a questa sorta di voto bis, escluso finora categoricamente dalla premier Tory, Theresa May. Il tutto con incognite notevoli: cosa farà il governo May, oggettivamente debole (ha una maggioranza risicata e solo grazie ad una coalizione)?

Un rapporto con l'Ue analogo a quello della Norvegia è l'unico modello in grado di attirare il sostegno del mondo della politica e dall'opinione pubblica britannici, senza che ciò metta a repentaglio i principi dell'Ue o infligga ingenti costi economici a entrambe le parti. Qualche indizio sulla linea inglese arriverà probabilmente dal programma che l'esecutivo presenterà al Parlamento, ma dovrà essere il frutto di un compromesso tra le rigide posizioni della May e gli interessi del DUP. Questi e molti altri saranno temi che verranno affrontati in questi due anni. Non un ritorno al passato, ma comunque un controllo. "Quello che ho ribadito anche oggi - ha concluso - è che noi lavoreremo con il Regno Unito e non contro il Regno Unito".

Le opinioni in tal senso sono tutt'altro che concordi: chi si occupa di business e finanza vorrebbe dare priorità assoluta all'economia per preservare l'accesso del Regno Unito al mercato unico europeo. Il più combattivo Boris Johnson, ministro degli esteri, ha sempre sostenuto, invece, che la richiesta da parte di Bruxelles sia semplicemente "assurda" è ha affermato, prima delle ultime elezioni generali, che, se quelle sono le richieste dell'Unione, Londra potrebbe anche essere tentata di non pagare nulla.