Il Papa tuona contro la corruzione

19 Giugno, 2017, 10:20 | Autore: Alighiero Casassa
  • Papa Francesco durante un'udienza

Corruzione è questo: "è non guadagnare il pane con dignità". E' quanto scritto nella prefazione di Papa Francesco, per un libro-intervista del Cardinale Turkson con Vittorio V. Alberti, dal titolo "Corrosione".

Per il Pontefice, "il cardinale Turkson esplora i diversi passaggi nei quali nasce e si insinua la corruzione, dalla spiritualità dell'uomo fino alle sue costruzioni sociali e culturali, politiche e anche criminali, ponendo insieme questi aspetti anche su quel che più ci interpella: l'identità e il cammino della Chiesa".

Esponenti della Chiesa, della magistratura, di associazioni e vittime di crimini sono riuniti oggi in Vaticano per un grande Dibattito internazionale sulla corruzione, organizzato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

Aver costituito l'Autorità Nazionale Anti corruzione con a capo un valente ex magistrato della Direzione Distrettuale antimafia di Napoli, essere intervenuti nella stesura del Nuovo Codice degli appalti pubblici - riducendo di un terzo l'articolato normativo - e aver fatto, per la prima volta in Italia una legge apposita per combattere la corruzione, ci ha fatto capire che forse, si sta facendo sul serio. Il punto di partenza per Francesco sono le "tre relazioni" che caratterizzano la vita umana: quella con Dio, quella col prossimo, quella con l'ambiente. Essa "spezza" tutto "sostituendo il bene comune con un interesse particolare che contamina ogni prospettiva generale".

Il "corrotto" è in fondo uno che manda il "cattivo odore" di un cuore decomposto, quello all'origine dello sfruttamento, del degrado, dell'ingiustizia sociale e della "mortificazione del merito", dell'assenza dei servizi alle persone.

Una semplice prefazione ad un libro diventa l'occasione per ribadire come Papa Francesco sia del tutto concentrato a trattare i temi dell'oggi, i drammi del nostro tempo, in piena vicinanza a quello che la Chiesa del Signore annuncia da 2mila anni: la verità e la proposta continua di una educazione al mistero e al bene comune.

La corruzione, ripete con forza Francesco, è una "forma di bestemmia, "è l'arma, il linguaggio più comune anche delle mafie", un "processo di morte che dà linfa alla cultura di morte" di chi ordisce il crimine". Francesco, del resto, invita la Chiesa "ad ascoltare, elevarsi e chinarsi sui dolori e le speranze delle persone secondo misericordia" e guardando all'interno dell'istituzione sottolinea che "la nostra corruzione è la mondanità spirituale, la tepidezza, l'ipocrisia, il trionfalismo, il far prevalere solo lo spirito del mondo sulle nostre vite, il senso di indifferenza".

Francesco conclude ricordando la "bellezza assoluta" dei luoghi del Vaticano dai quali sta scrivendo. La corruzione, scrive il Papa, "nella sua radice etimologica, definisce una lacerazione, una rottura, una decomposizione e disintegrazione". Un peccatore può chiedere perdono, un corrotto dimentica di chiederlo. "Noi, cristiani e non cristiani, siamo fiocchi di neve, ma se ci uniamo possiamo diventare una valanga".

La corruzione è il risultato di un disastro normativo complicato in ogni settore dell'economia e che la politica, a parte le chiacchiere, non è mai riuscita a gestire con norme semplici, comprensibili e soprattutto efficaci.

Ma chi è uomo corrotto?

Alla domanda se può nascere una più stretta collaborazione con la Chiesa sul territorio nella lotta comune alla corruzione, Cantone replica: "Al di là dell'aspetto della collaborazione sul campo con la Chiesa che già c'è, poiché ormai la Chiesa sulle tematiche sociali è attiva, io credo che può essere soprattutto sul piano internazionale cioè questa è una battaglia che si può vincere anche e soprattutto se anche sul piano internazionale passa la consapevolezza".