Rogo di Londra: Gloria Trevisan e Marco Gottardi sono morti

18 Giugno, 2017, 23:12 | Autore: Adone Liotta
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Secondo quanto afferma la Bbc, questo tipo di rivestimento negli Usa sarebbe vietato per strutture più alte di 12 metri, quindi già molto più basse della Grenfell Tower, e sarebbe stato lo stesso utilizzato in grattacieli in Francia, Australia ed Emirati Arabi teatro di terribili incendi propagatisi altrettanto velocemente.

Ci siamo subito messi in contatto con Marco.

Tra le vittime, anche gli italiani Gloria Trevisan e Marco Gottardi, entrambi di 27 anni, architetti. Quando la Grenfell Tower si è trasformata nell'inferno, è cominciato l'incubo anche per le loro famiglie, di Camposampiero (Padova) e San Stino di Livenza (Venezia). A condurre la battaglia, con Corbyn (che arriva a proporre la requisizione temporanea delle tante case sfitte dei ricchi per dare un tetto agli sfollati), si ritrova il sindaco di Londra, Sadiq Khan, figlio d'immigrati e musulmano come non poche delle vittime di Grenfell Tower.

"La mamma aveva avvolto la testa della bambina in un asciugamano bagnata, la stava tenendo fuori dalla finestra per non farla respirare fumo e urlava per chiedere aiuto perché l'appartamento era pieno di fumo". Poi il nulla. E l'angoscia: "Speriamo solo in un miracolo".

"Vergognati, codarda!", le hanno urlato contro in serata quando si è decisa, dopo due giorni di nascondino, a presentarsi fra la gente del quartiere colpito, ai margini di North Kensington, nel centro d'aiuto improvvisato nella chiesa di St. Clements. Poi, intorno alle 4, l'ultima, straziante, telefonata: "Mamma, mi sono resa conto che sto morendo". La ministra Andrea Leadsom giura che "ha il cuore a pezzi", ma l'opinione pubblica vede altro. Poi, l'addio: "Sto per andare in cielo, vi aiuterò da lì" ha salutato gloria prima di scomparire. È stato l'avvocato della famiglia Trevisan, Maria Cristina Sandrin, a comunicarlo. "Non ci sono motivi per sperare che Gloria e Marco siamo ancora vivi". "Gloria era consapevole delle difficoltà che la famiglia attraversava, sentiva su di sè la responsabilità di fare la sua parte e fino all'ultimo ci ha ringraziato per quello che noi abbiamo fatto per lei".