Iran: exit poll, Rohani in testa in 12 province, Raisi in 15

20 Mag, 2017, 06:57 | Autore: Alighiero Casassa
  • L'Iran alla vigilia del voto

Con la rimozione del blocco economico - che aveva messo in ginocchio il Paese - l'Iran è stato riammesso nella comunità internazionale. Quest'ultimo, nonostante sia sempre in lizza, si è adeguato alla "tradizione" iraniana che vuole il ritiro dei candidati più deboli in favore del rappresentante della propria fazione e ha dichiarato il proprio voto per Rouhani, così come già fatto dall'attuale vicepresidente, Eshaq Jahangiri.

I due candidati favoriti fra cui si gioca la sfida sono da una parte il presidente uscente Hassan Rohani, che raccoglie i consensi di moderati e riformisti, e dall'altra Ebrahim Raisi, del blocco conservatore. In gioco c'è il rapporto fra l'Iran e la comunità internazionale: innanzitutto perché la politica estera di Teheran ha un peso nella regione, basti pensare al suo coinvolgimento nel conflitto in Siria, nonché ai suoi interessi nel conflitto in Yemen e ai suoi legami con Hezbollah in Libano; ma naturalmente anche per l'accordo sul nucleare.

È anche la prima tornata elettorale dopo l'accordo sul nucleare che Rohani ha stipulato con le potenze del cosiddetto 5+1. Tuttavia Pedde sottolinea che Raeisi, a differenza di Qalibaf, ha utilizzato toni più pacati durante la campagna elettorale, che ha visto il principale candidato del fronte conservatore dopo l'uscita di scena del sindaco di Teheran affrontare due problemi: la poca notorietà fra la popolazione e l'immagine ombrosa relativa al suo passato di membro del quartetto di giudici responsabili delle grandi esecuzioni avvenute nel 1988.

Hassan Rohani. Persidente uscente, vuole la riconferma. Secondo l'agenzia di stampa semi ufficiale 'Fars', la conta dei voti inizierà a mezzanotte mentre i risultati sono attesi entro 24 ore dalla chiusura delle urne. Ma lo è altrettanto che il consenso di Rohani, che nelle previsioni di voto risulta in testa con il 41%, è comunque in calo. Cosa che non vale per i conservatori che in ogni caso se ne starebbero a casa, dato che ritengono un'azione contro il sistema islamico in generale e contro la guida suprema, il fatto di scendere in strata e protestare contro l'esito del voto, anche se a loro avverso. Una considerazione che parte dal presupposto che non sarebbero arrivati all'Iran tutti quei benefici che erano stati promessi.

Tra i politici iraniani e' pero' visibile una certa preoccupazione ed infatti da giovedi il leader supremo, l'ayatollah Khamenei, ha ricordato che qualsiasi sia l'esito, sara' il popolo iraniano al completo ad aver vinto. Un ostacolo alla sua vittoria potrebbe essere la nazionalità di sua moglie, francese. Ed ha aggiunto: "alcune nazioni regionali, i cui governi sono sotto il protettorato del regime americano, disprezzano le elezioni (il riferimento, chiarissimo, è all'Arabia Saudita): per i loro cittadini è un sogno poter votare e scegliere chi li governa". "Al giro di boa noi non torniamo indietro", dice ai suoi elettori promettendo di agire per la revoca delle rimanenti sanzioni che stanno ostacolando gli sforzi dell'Iran per firmare accordi commerciali con i paesi europei e asiatici. "Probabilmente questo è anche legato alle questioni di sicurezza, e poi ci sono delle controversie tra il Consiglio dei Guardiani e il ministero degli Interni per quanto riguarda la gestione di questa fase".