Assemblea Pd, Renzi di nuovo segretario: "Basta faide"

08 Mag, 2017, 03:56 | Autore: Alighiero Casassa
  • Matteo Renzi attacca il governo la strategia per guadagnare consensi

Renzi conta 700 delegati, Andrea Orlando 212, Michele Emiliano 88. Il Direttorio provinciale del Pd è il calco di questa realtà, l'esatto opposto del modello di matrice che Matteo Renzi ha in mente per forgiare il profilo del suo partito "coalizzato" con i cittadini. La nuova Direzione, sarà composta da 120 membri (più 20 indicati direttamente da Renzi e un certo numero di diritto). D'altronde, un po di mesi in più prima delle urne possono far comodo a Renzi, dandogli il tempo di riorganizzare il Pd soprattutto sul fronte della penetrazione sociale della sua iniziativa. "Questa è un'unica arca nella quale sono comprese tutte le speranze e le possibilità per consentire all'Italia di venire fuori dalle crisi di questi anni", ha proseguito. Almeno a parole, s'intende.

Matteo Orfini presidente, 16 no e 60 astenuti - Matteo Orfini è stato eletto presidente del Pd dall'assemblea Pd: tutti favorevoli tranne 16 no e 60 astenuti. In quella sede illustrerò le mie proposte di lavoro ai mille delegati. Francesco Bonifazi confermato tesoriere.

"Grazie a chi oggi si rimette in cammino".

Ancora meglio, per le condizioni di deteriorata credibilità in cui versa il Pd irpino, sarebbe un congresso con Primarie aperte: servirebbe a verificare a monte il grado di attrazione in Irpinia del Renzi 2, a contenere gli effetti delle tessere pilotate, a scegliere un segretario di popolo Pd e non di apparato Pd.

L'ultimo sondaggio elettorale porta anche una seconda buona notizia per Renzi: il Pd ha superato il Movimento Cinque Stelle, tornando primo partito in Italia. "Noi abbiamo proposto la riforma, l'estensione dell'Italicum, il Mattarellum, il tedesco e hanno sempre detto no a tutto". "Su questi tre temi ci metteremo alla prova, anche attraverso una organizzazione più semplice". "O accetti che la legittima difesa è un valore o non la spieghi".

Andrea Orlando nel suo intervento ha sottolineato: "Abbiamo assunto i peggiori aspetti dei partiti: il clientelismo, il nepotismo". "Nessuno di noi pensa di abdicare alle proprie idee in cambio di qualche posto nel gruppo dirigente", spiega Dario Ginefra. "Quello diremo per finta tutta la della legislatura, la cui né dipende quanto a noialtre, ciononostante dal guida tale e quale e dall'impresa onorevole". "La verità è che c'è stato un confronto evidente". Pensieri e parole che entrano poco nei discorsi dei leader politici. "Non sono persuaso - ha aggiunto il ministro della Giustizia - dalla prospettiva che indica Renzi, che dice: 'siccome siamo tornati nella palude, a tirarci fuori devono essere quelli che nella palude ci hanno messo´".