Giù petrolio e dollaro per i dubbi sulla riduzione della produzione

30 Novembre, 2016, 15:06 | Autore: Sofia Staffieri
  • Giù petrolio e dollaro per i dubbi sulla riduzione della produzione

Alla vigilia del vertice di Vienna i membri dell'OPEC non sono ancora riusciti a superare le divergenze che ostacolano un accordo finale per ridurre l'offerta sul mercato.

All'indomani del vertice di Algeri, però, alcuni Paesi avevano avanzato la richiesta di esonero dalla quota di riduzione assegnata. Raggiungere un accordo, non è cosa facile e non tutti sono convinti che il raggiungimento di un compromesso riuscirà a frenare il crollo del prezzo del petrolio. "Apparentemente il primo non è disponibile ad un taglio alla propria produzione che la seconda gli vuole invece imporre - rimarca Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners - e ormai si comincia a temere un accordo di bassa qualità nella migliore delle ipotesi".

Arrivano segnali contrastati in vista del vertice Opec di domani a Vienna, dove i 14 Paesi membri tratteranno a oltranza per tentare una difficile ricucitura delle varie posizioni e concordare un taglio congiunto della produzione che risollevi le quotazioni del greggio.

Oggi va in scena l'atteso confronto tra i paesi produttori dell'Opec a Vienna. Arabia Saudita, Iran e Iraq hanno tenuto più e più volte con il fiato sospeso e le loro reticenze a tagliare l'output hanno ripetutamente spinto in basso il prezzo del petrolio.

Al momento l'unica certezza è che il prezzo del petrolio, potrà essere condizionato da questa riunione, in quanto ci si attende un possibile taglio della produzione anche se scaglionato in anni. Le dichiarazioni del ministro del petrolio iraniano, Bijan Namdar Zanganeh, hanno inoltre contribuito a far scivolare il prezzo del greggio di oltre il 4 per cento nelle ultime sedute. Tuttavia la stessa Russia mostra di preferire un congelamento della produzione agli attuali livelli, piuttosto che un taglio.

Ma tra i vari Paesi sembrano esserci attriti sui dettagli. Goldman Sachs non ha comunque escluso una caduta dei prezzi al di sotto dei 40 dollari al barile, anche se attualmente viene ritenuta poco probabile.

Il contratto sul Light Crude americano stamattina segna un progresso dell'1,55% a 45,93 dollari al barile, mentre quello sul Brent a Londra sale dell'1,56% a 48,06 dollari al barile.