Corruzione Roma, Pizza: ho fatto assumere fratello Alfano? Poste: valuteremo situazione

08 Luglio, 2016, 11:58 | Autore: Sofia Staffieri
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Un 'giro' orchestrato dal faccendiere Raffaele Pizza con studio a due passi da Montecitorio che ha portato ad avvisi di garanzia al deputato Ncd Antonio Marotta e all'ex-sottosegretario del governo Berlusconi, Giuseppe Pizza, fratello di Raffaele e detentore del simbolo della nuova Democrazia Cristiana. In particolare, scrivono gli inquirenti nell'ordinanza, "Pizza tranquillizzava Boggio circa il positivo esito anche della proroga, facendogli intendere di poter influire favorevolmente in ordine alla decisione grazie alle sue altolocate conoscenze nell'ambiente, citando espressamente Sarmi (Massimo Sarmi, ex ad di Poste italiane spa - ndr) come persona in grado di 'arrivare' a Boeri, attuale direttore dell'Inps". "Oggi la barbarie illegale arriva a farmi scoprire, dalle intercettazioni tra due segretarie, che un uomo di ottant'anni, il cui fisico è da tempo fiaccato da una malattia neurodegenerativa che non lo rende pienamente autosufficiente, avrebbe fatto 'pressioni' presso le Poste per non so quale fantastiliardo di segnalazioni", afferma Alfano in merito agli sviluppi dell'inchiesta 'Labirinto'.

Bufera sul ministro degli Interni, Angelino Alfano: ci sarebbe anche il suo nome nelle intercettazioni allegate all'inchiesta della Procura di Roma per corruzione e riciclaggio. Tant'è che Sarmi stesso glie l'ha detto ad Angelino: io ho tolto 10.000 euro d'accordo con Lino (il soprannome di Pizza, ndr), per poi evitare. "Diecimila euro magari te li recuperi diversamente", avrebbe del resto assicurato Pizza al fratello di Alfano.

Ma il ministro - come riporta l'Ansa - parla di un "ri-uso politico degli scarti di un'inchiesta giudiziaria". "Tra l'altro -aggiungono- il caso dell'assunzione del fratello di Alfano fu denunciato nel 2013 dal Movimento 5 Stelle il 18 settembre 2013 in una interrogazione a prima firma Andrea Coletti che non ha mai avuto risposta" continuano Castelli e Lucidi. Le intercettazioni non riguardano me, bensì terze e quarte persone che parlano di me.

È lui che, secondo le indagini, si adoperava in prima persona per ammorbidire una commissione d'appalto o mettera la parola giusta con il diretteore necessario. Io rimango fermo a quanto valutato da chi l'inchiesta l'ha studiata e portata avanti e ha ritenuto di non coinvolgermi. "Ma questo e' un discorso ben noto a tutti, che si trascina da anni, diventando ormai una vera e propria telenovela legislativa". Chiediamoci cosa significherebbe per l'Italia rinunciare in questo momento al ministro dell'interno. "Faccia un gesto di responsabilità e si dimetta".