WhatsApp & co devono pagare un pedaggio per usare la rete italiana

28 Giugno, 2016, 21:42 | Autore: Luciano Vano
  • WhatsApp & co devono pagare un pedaggio per usare la rete italiana

Evidentemente sì, almeno stando alle recente presa di posizione da parte del Garante delle Comunicazioni, secondo cui tali piattaforme dovrebbero negoziare con le varie compagnie telefoniche un compenso equo e proporzionato al servizio offerto. Privilegio che Agcom chiede non venga più permesso. In realtà quella che è stata già ribattezzata come "guerra alle chat gratuite" riguarda tutte le app, e, quindi, non solo Whatsapp ma anche Telegram, Messenger, Viber e tutti i servizi di messaggistica istantanea gratuiti che dovranno pagare un "pedaggio" per l'uso delle reti, potendo "rifarsi" sul credito telefonico dei clienti.

Per questo, l'Agcom propone quale rimedio un "titolo abilitativo", ossia una sorta di lasciapassare che imporrebbe alle app di piegarsi alla nostra legge sulla riservatezza. Secondo le telco italiane infatti, dovrebbero pagare alla società di telecomunicazioni un "pedaggio" per l'impiego delle reti. Per compensare le app, il Garante "pensa di permettere loro l'accesso al borsellino del cliente (in cambio di nuovi servizi a valore aggiunto)".

Che poi siamo abituati a concepire le applicazioni come WhatsApp totalmente gratuite. "Quindi vendono ad altre aziende queste informazioni". Una tariffa che sia "equa, proporzionata, non discriminatoria", oppure uscire dal mercato italiano. Niente funzionerebbe senza i costi bassissimi di produzione di queste app e della loro gestione, che comunque non si limita a rubare la scena ai servizi di telecomunicazione, visto che esse stesse spingono tramite i device in mobilità una maggiore domanda di servizi di connessione dati, a vantaggio degli Internet Service Provider e degli stessi operatori di rete.

Profilazione che pure finirebbe sotto la lente dell'AGCOM: le società che offrono programmi di messaggistica, nella visione del dottor Proto, dovrebbero rispettare le leggi nostrane - più severe - sulla tutela della privacy e, oltre a consentire le chiamate d'emergenza al 112 ed al 113, dovrebbero attivare dei call center italiani al fine di gestire più correttamente le problematiche relative alla privacy dei loro utenti.