Brexit: nei sondaggi in vantaggio il partito per l'uscita

16 Giugno, 2016, 00:32 | Autore: Sofia Staffieri
  • Un operatore di Borsa

È il giorno del referendum britannico sulla permanenza o no nell'Unione europea.

Motivi che preoccupano i leader mondiali e così Barack Obama, Angela Merkel, Jean-Claude Juncker, Mario Draghi, David Cameron e Christine Lagarde, presidente del Fondo monetario internazionale, concordano sull'opzione remain, restare in Europa. La finanza è uno strumento, non sarà mai un elemento in grado di indirizzare la politica.

Dopo cena, il piccolo gruppo ha svolto un sondaggio intorno al tavolo.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Bruxelles, 13 giu - Come in tutti i momenti storici, dice Tusk, "qualcosa di vecchio finisce e qualcosa di nuovo comincia, ma sono sicuro che la Ue sopravvivera' anche se i costi saranno alti".

All'Eurotower condividono il timore e preparano un paracadute per i mercati. Il dubbio è amletico e non potrebbe essere altrimenti nella terra che diede i natali a William Shakespeare. Ma allora non esiste nessun paracadute!

Ancora cieca visione finanziaria all'orizzonte; in realtà le conseguenze del "leave" qualora si verificasse il Brexit, non tarderanno ad investire l'economia del continente e c'è da temere che a subire le peggiori conseguenze non sarà il Regno Unito, ma quel che resterà della traballante Unione Europea. L'economista immagina anche il ricorso all'"helicopter money", il denaro distribuito gratuitamente per sostenere economie ed affari di cui si parla da mesi, sempre fra le decise smentite della Bce. C'è di più. L'establishment è diviso: nel caso di Brexit, c'è chi vede solo nero; e chi invece spera nel medio termine in un rilancio dell'Unione. E per diverse ragioni. Guardateli tutti, per esempio nella serie degli ultimi quaranta o cinquanta che riporta con puntualità Wikipedia. Non per altro, ieri all'Aja incontrando un gruppo di parlamentari europei, lo stesso Rutte ha criticato l'istituto del voto referendario: "Sono totalmente contrario ai referendum - ha detto -".

In ogni caso, la relazione diretta tra il voto a favore del brexit e la discesa della sterlina è fuori discussione e la strategia preferibile è sicuramente quella di prendere posizione corta sulla sterlina sui massimi di periodo.

Le conseguenze per l'Europa continentale sarebbero minime dal punto di vista economico: nonostante il Regno Unito sia un partner commerciale importante, il mercato unico rappresenta comunque il 90% del potenziale espresso dall'Unione Europea.

Molte aziende italiane che esportano nel Regno Unito dovranno fare i conti con i dazi doganali che renderanno i nostri prodotti meno competitivi, così come per noi diventeranno più cari i farmaci, i servizi finanziari, le tecnologie per le energie rinnovabili e le automobili che acquistiamo dal Regno Unito. Secondo Tusk non basterebbero solo i due anni previsti dall'articolo 50 del trattato di Lisbona per negoziare l'uscita, ma se ne dovrebbero aggiungere altri cinque per trovare un accordo approvato da tutti i 27 Stati membri e dal Parlamento europeo.

Aspettiamo il 23 giugno... dinanzi al silenzio dei potenti.

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